Sara Petroni Psicologa 

Quando riprendere la routine significa chiedere troppo a se stessi

05/10/2026 14:49

Dott.ssa Sara Petroni

Stress, stress-sovraccarico-mentale-routine-senso-di-colpa-benessere-psicologico,

Quando riprendere la routine significa chiedere troppo a se stessi

Con la ripresa della routine, anche le attività piacevoli possono diventare doveri. Una riflessione su aspettative, senso di colpa e spazio per i propri bisogni

A ottobre le giornate hanno spesso ripreso un ritmo pieno. Il lavoro, lo studio, gli impegni familiari e le attività lasciate in sospeso tornano a occupare spazio. Dopo i buoni propositi di settembre, ci si confronta con la possibilità concreta di mantenerli.

Può emergere una distanza tra ciò che avevamo immaginato di fare e le energie che sentiamo di avere. Ci aspettavamo di essere più organizzati, costanti, disponibili. Invece ci ritroviamo a rimandare qualcosa, desiderare una pausa o arrivare a sera con la sensazione di non aver fatto abbastanza.

In questi momenti vale la pena osservare anche quanto stiamo chiedendo a noi stessi.

 

Quando ogni cosa diventa un dovere

 

Ci sono attività che scegliamo perché ci piacciono o ci fanno stare bene: fare movimento, leggere, incontrare qualcuno, dedicarci a un progetto. Eppure, quando le giornate si riempiono, anche queste possono diventare un’altra voce da spuntare.

“Devo andarci.” “Devo essere costante.” “Ormai ho preso un impegno.”

Il desiderio passa sullo sfondo e resta soprattutto la pressione a rispettare il programma. Persino il tempo libero può trasformarsi in qualcosa da utilizzare bene, con poco spazio per domandarsi di cosa si abbia bisogno in quel momento.

Un’organizzazione utile lascia margine agli imprevisti, alle pause e alla possibilità di cambiare idea. Quando ogni spazio è già occupato, anche un piccolo contrattempo può diventare difficile da assorbire.

 

La fatica e il giudizio su di sé

 

Accorgersi di essere stanchi può suscitare irritazione o senso di colpa. Ci si confronta con chi sembra riuscire a fare tutto, oppure con una versione di sé che in altri periodi aveva più energie.

Le risorse, però, possono cambiare. Una giornata comprende anche ciò che non si vede nell’agenda: una preoccupazione, una decisione in sospeso, un cambiamento familiare, lo sforzo di adattarsi a una situazione nuova.

Se consideriamo soltanto gli impegni visibili, rischiamo di valutare la nostra fatica senza tenere conto del contesto in cui stiamo vivendo.

A volte, inoltre, alla stanchezza si aggiunge il rimprovero: “Non dovrei sentirmi così”. Anche fermarsi diventa difficile, perché durante la pausa la mente continua a elencare ciò che manca.

 

Trovare un ritmo sostenibile

 

Per trovare un ritmo più vicino alle proprie possibilità può essere utile partire dall’esperienza quotidiana. Come ci sentiamo prima di un impegno? Come stiamo dopo? C’è spazio per recuperare oppure passiamo subito alla richiesta successiva?

Le risposte possono aiutarci a rivedere alcune scelte. Un’attività importante può avere una frequenza diversa. Un progetto può procedere più lentamente. Qualcosa può essere rimandato, lasciando spazio a ciò che in questo momento conta di più.

Queste decisioni possono essere scomode, soprattutto se siamo abituati a sentirci affidabili attraverso la disponibilità, l’efficienza o la capacità di reggere tutto. Anche il disagio che proviamo nel mettere un limite merita ascolto.

 

Uno spazio per comprendere ciò che accade

 

Quando il bisogno di fare e il senso di colpa rendono difficile fermarsi, un percorso psicologico può offrire uno spazio per esplorare le aspettative che guidano le nostre scelte e il significato che attribuiamo ai nostri limiti.

La domanda può diventare: “Che cosa mi porta a chiedermi così tanto, e quale spazio riesco a dare ai miei bisogni?”.

Questo ottobre può essere un’occasione per osservare il ritmo delle proprie giornate e provare qualche piccolo aggiustamento, senza pretendere di trovare subito un equilibrio definitivo.

 

 

 

Sono la Dott.ssa Sara Petroni, psicologa. Ricevo adulti e giovani adulti a Tarquinia e online. Per informazioni o per un primo colloquio puoi contattarmi al 334 360 5703 oppure prenotare su MioDottore.

Sara Petroni Psicologa Clinica

Tarquinia (VT) e Online

Sara Petroni Psicologa Clinica

Tarquinia (VT) e Online

Tel: 3343605703

Tel: 3343605703

Email: psicologa@sarapetroni.it

Email: psicologa@sarapetroni.it


facebook
instagram
linkedin
youtube
whatsapp

facebook
instagram
linkedin
youtube
whatsapp

© 2024 Sara Petroni Psicologa Clinica